Gabriel Garko sbotta: "Ecco la mia faccia e ora...Vi racconto la mia malattia!"


Lo scorso 3 maggio l'attore è stato ospite di Massimo Giletti a "L'arena". Il pubblico ha notato uno strano gonfiore sul suo volto. Su Internet sono partite le illazioni. E lui ci ha scritto: "Sono senza parole di fronte alla gioia maligna di chi ha fatto titoloni senza verificare le notizie".
Mi chiamo Dario Oliviero ma l’intera nazione mi conosce come Gabriel Garko, un nome studiato a tavolino, un nome vincente dicevano le persone che me l’hanno appiccicato addosso come un marchio: non avevano torto. Garko, l’interprete di film e di fiction di successo. Garko, il ragazzo di provincia che ce l’ha fatta e che ha realizzato tutti i suoi sogni di bambino. 
La fama, il successo, i soldi, le copertine. E poi la gente per strada che ti ferma e si relaziona con te come se fossi davvero qualcuno di speciale. E i fan che a ogni tua uscita twittano confermandoti la loro devozione, il loro affetto, l’ammirazione totale. Sei il più bravo! Il più bello! L’unico! Che te ne frega se ogni tanto qualcuno ti butta un po’ di fango addosso? Se una critica che ti distrugge ti sembra immeritata? O se uno squilibrato ti aspetta nel giardino di casa con un crick in mano e vuole ammazzarti perché ti identifica come il cattivo della fiction che rende la vita impossibile alla Arcuri? Ci sta alla grande, anzi alla grandissima, perché nessuno ti ha ordinato di metterti sotto un riflettore e questi sono gli inconvenienti del mestiere. 
Agli avvocati che ti consigliano cause per ottenere risarcimenti milionari, dici di lasciare perdere perché ti senti comunque un privilegiato. 
E poi che cosa hai fatto per conquistarti questo posto al sole? Sei cosciente che devi ringraziare solo la mamma perché ti ha dato la faccia e il fisico giusti per entrare nel mondo dello spettacolo dalla porta principale facendo pochissima gavetta. Il mestiere e il talento, se ci sono, lo devo invece ai maestri che ho incontrato nella mia già lunga carriera. Diciamolo: la vita mi ha amato, mi ha coccolato, me le ha date quasi tutte vinte. 
Poi un giorno, come d’incanto, tutto sparisce come se quel mondo fosse stato solo il fondale dipinto di una scenografia. Al suo posto adesso c’è la vita, quella vera. Sei su un aereo e improvvisamente il tuo cuore prende a battere all’impazzata. Il panico ti assale, fatichi a respirare, ti manca l’aria. Il medico che consulti, appena metti i piedi a terra, te lo conferma: questa volta la fortuna, invece che una carezza, ti ha dato un bel calcio in culo. "Lei ha un problema di salute". Non è la battuta di una fiction. E’ la dura, crudele realtà. Ti danno la cura assicurandoti che non ci sono contro indicazioni e invece, all’improvviso, la faccia ti si gonfia come un pallone e magari sei sul set. L’operatore comincia a dirti che sei un disastro, che sembri Garko con il mal di denti. 
Cambi medico, cambi terapia e intanto ti dicono che hai problemi alla tiroide. Per carità, niente di grave, basta tenere tutto sotto controllo. Bisognerà riequilibrare i valori ma nel frattempo sembro una fisarmonica: gonfio – sgonfio – gonfio. E la giostra continua a girare, mica puoi scendere: ci sono gli impegni da portare avanti, i contratti da rispettare, la gente che lavora per te da retribuire. Non sarà un “problemino” di salute a frenarmi. Io sono quello che ha appiccicato addosso un nome da vincente. Coraggio! Sabato prima della trasmissione tiro un sospiro di sollievo: sgonfio! Ma la domenica mattina mi sveglio e sono un po’ gonfio. Chiamo il dottore, gli spiego che con la faccia ci lavoro e che tra poche ore sarò in televisione. Lui mi consiglia di non andare in onda: è un dottore, non è il Padreterno. Basterà cambiare cura. 
Non posso dare buca a Giletti, è una vita che ho promesso di partecipare a “L’Arena”, uno dei pochi programmi intelligenti che ci sono in giro. Pazienza se i fan mi troveranno un po’ gonfio. Mi guarderanno lo stesso, non si può essere sempre perfetti. In fondo anch’io sono umano. E’ andata così: non avevo fatto i conti con i professionisti dell’odio, quelli che per mangiare devono sparare fango su un personaggio pubblico con l’intento di distruggerlo. Faccio questo lavoro da molti anni eppure sono rimasto senza parole davanti a tanto furore mediatico. Davanti alla gioia maligna di tanti giornalisti che hanno pubblicato immagini e titolato articoli senza verificare, senza interpellarmi. 
I miei avvocati insistono per una causa perché questa volta hanno picchiato duro: facciano loro. Ma io devo anche ringraziarli questi professionisti dell’odio perché mi hanno svegliato, mi hanno fatto vedere un altro squarcio di realtà: ho stanato i finti amici e ho scoperto quelli veri. E soprattutto mi hanno reso più forte: non sarà il loro odio, né la poca salute, a sconfiggermi. Anche se la vita vera è più dura e più crudele, io voglio esserci perché ho ancora tanto amore da dare.

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